Nasce il nuovo ISSR della Metropolia di Taranto

Nasce il nuovo ISSR della Metropolia di TarantoNasce il nuovo ISSR della Metropolia di Taranto

Nasce il nuovo ISSR della Metropolia di Taranto

Nasce il nuovo ISSR della Metropolia di Taranto,
il suo nome sarà “Giovanni Paolo II”

Con Decreto della Congregazione per l’educazione cattolica è stato eretto a Taranto il nuovo Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘Giovanni Paolo II’ nel quale confluisce il precedente istituto Romano Guardini. Si tratta di un processo in parte già avviato nel 2006 e che ora trova un approdo definitivo. Abbiamo intervistato il Direttore, prof. Francesco Castelli

Direttore, un nuovo istituto, dunque.
“Si, un nuovo Istituto, frutto del piano nazionale di riordino degli ISSR. In Puglia, dagli iniziali 7 ISSR, ne rimangono 4, con sede a Bari, Foggia, Lecce e Taranto”.

Una fortuna essere sopravvissuti?
Un riconoscimento del lavoro svolto e una opportunità. Il nostro ISSR era già molto qualificato e pronto ad affrontare nuove sfide. Se fosse scomparso, ciò avrebbe impoverito il nostro territorio, peraltro già segnato da abbandoni culturali”.

Per quale ragione tale riordino?
“Tra gli obiettivi c’era la necessità di qualificare meglio gli istituti superiori di scienze religiose sul territorio e porre in essere le condizioni per un ulteriore innalzamento della qualità accademica e della ricerca universitaria. Poi c’è la questione del riconoscimento dei titoli”

Quali saranno le novità dell’ISSR di Taranto?
“Il numero dei docenti aumenterà in modo non trascurabile. Alcuni dei nuovi professori – opportunamente individuati grazie alla collaborazione con la Facoltà Teologica Pugliese– proverranno dalle Università Statali; altri sono sacerdoti di Castellaneta e di Oria, già dottori di ricerca nelle discipline che verranno loro assegnate. Dal canto suo, Taranto offre già un contributo di alto profilo che continuerà a portare avanti. L’Istituto Superiore, peraltro, sarà a pieno titolo espressione di tutta la metropolia”

Il nuovo ISSR è intitolato a Giovanni Paolo II.
Perché un nuovo nome?
“Il cambio del nome è una scelta condivisa quasi su tutto il territorio nazionale e in tutta la Puglia. Il nome è stato deciso dai vescovi della Metropolia di Taranto, nella ricerca di una figura capace di raccontare, nelle linee di fondo, il progetto accademico e lo sguardo sul mondo che si intende offrire.”

Quali sono gli scopi e le finalità di una realtà accademica, e in particolare di un istituto come il vostro?
“Penso siano almeno tre: formare gli studenti, favorire la ricerca dei docenti e la promozione del sapere, esercitare una funzione ‘civile’.”

Una funzione ‘civile’, in che senso?
“Da sempre le realtà accademiche sono state fucina dei futuri protagonisti della città del domani. Il nostro ISSR non può e non deve limitarsi a preparare solo futuri candidati all’insegnamento della religione cattolica. Se riteniamo davvero di voler formare cristiani maturi e intellettualmente preparati, alcuni di essi dovrebbero anche entrare nella classe dirigente del territorio per dare il proprio contributo. Mi sembra che tale approdo sia quasi inevitabile.  Altri invece dovrebbero maturare peculiari sensibilità per le situazioni di disagio e intuirne possibili soluzioni.”

Lo studio delle scienze religiose serve dunque anche alla cittadinanza?
“Vivere la polis e rendere più abitabile il nostro mondo è una questione della massima importanza nella storia del pensiero cristiano. C’è un piccolo testo dei primissimi anni del cristianesimo, La lettera a Diogneto, che lo esprime con grande efficacia. Dovremmo evitare di pensare il sacro come separatezza dal mondo e dall’uomo. Anche Giovannino Guareschi lo dice chiaramente. A Don Camillo preoccupato del gemellaggio del suo paese con la Russia bolscevica ‘terra senza Dio’,  il Crocifisso risponde: “Don Camillo…, sulla terra non vi è un solo luogo in cui Dio non sia presente”

Il vostro istituto è ubicato accanto alla Cattedrale, nella città antica di Taranto. Cosa significa per voi?
“Secondo me, lavorare nella città antica – con le sue luci, le sue potenzialità e con le sue ferite – richiama un compito che – indirettamente – ci viene assegnato. Insieme agli altri operatori culturali della città,  penso anzitutto al Museo Archeologico Nazionale, l’ISSR dovrebbe aiutare il territorio a riprendere contatto con le proprie radici e di lì acquisire nuova vitalità. Il Convegno promosso lo scorso 31 marzo 2017 con la presenza di Agnese Moro, per ricordare la formazione tarantina di suo padre Aldo – andava in tale direzione. Si tratta di un compito arduo. Che si può fare solo a piccoli passi. E non come isole. Da tale punto di vista, la collaborazione che si è da poco avvitata con il Dipartimento Jonico si sta rivelando vincente.”

Un augurio per la crescita culturale della città.
“Ho un osservatorio ristretto, è difficile per me formulare un auspicio che comprenda tutti. Taranto non è una città universitaria di lungo corso. Pur a fronte di ciò, di sicuro, in questi mesi ho visto in città molte figure culturali che stanno rivelando una crescente vitalità ma a volte mancano i collegamenti, anche istituzionali. L’auspicio è che emergano, acquistino visibilità. E che trovino la collaborazione necessaria a tutti i livelli.”